Il 6 di via Cuneo

Il 6 di via Cuneo, č una casa vecchia che neanche una volta
era bella. Davanti al portone, due grumi di cemento
riparavano l'angolo dalla crepa dei carri che entravano
e caricavano gli scarti di metallo da quella officina,
lā in fondo al cortile, un cortile lastricato.
Da in mezzo a questo cortile, se tu alzi gli occhi,
vedi i balconi, pieni di roba stesa con tante toppe.
Su ogni balcone ci sono un paio di alloggi e un gabinetto
in comune, non c'č un bambino, c'č solo tanto disordine
e odore di frittata. E' proprio lė, in fondo al primo piano,
che sono nato io. Io guardo i balconi con quella ringhiera
carica di biancheria, lā in fondo al cortile c'č il finimondo
che fa l'officina e il cielo lassų in aria sembra un tendone
di un grigio cosė sporco che urla: "Lavatemi".
Mi crea vergogna! Vergogna, ma di cosa? Di essere nato qui,
in mezzo a questo cortile, in quelle due stanze, con il gabinetto
in comune, ho quasi paura che ci sia qualcuno che ancora
si ricordi che io sono nato qui, paura che passi qualcuno
che mi riconosca, dover chiedere scusa, dovergli raccontare
il percome, il perchč, che i miei erano poveri. Mi prende l'angoscia,
mi viene da piangere! Ma poi alzo gli occhi, lassų al primo piano,
e vedo mia mamma, ride e mi fa ciao, cosė, con la mano.
Allora mi viene voglia di correre nella strada, fermare
il primo che passa, urlargli: "Signore! Ma lo sa lei che qui,
al sei di via Cuneo, son nato io!?!